Recensioni

RECENSIONI “FIORI DAL LIMBO”

Anteprima su Sentire Ascoltare – 1 novembre 2014

Fabrizio Zampighi –

Fiori dal Limbo è il secondo disco di Verner. Le canzoni contenute nell’album sono legate al tema del risveglio, inteso come reazione all’immobilismo; lo stile è un cantautorato meno pop rispetto all’episodio precedente, piuttosto raffinato e fuori dagli schemi (soprattutto negli arrangiamenti). Al disco hanno collaborato, tra gli altri, Simone Cavina, Luca Nicolasi e Bruno Germano.

SENTIREASCOLTARE vi presenta Fiori dal Limbo in anteprima esclusiva. Potete ascoltarlo nella pagina album dedicata.

Spaziorock – 27/09/14

Recensione di Francesco De Sandrehttp://www.spaziorock.it/recensione.php?&id=verner_fiori_dal_limbo_2014

Il limbo di Verner vuole essere la descrizione, la comprensione dello stadio intermedio tra il mondo dei sogni e quello reale, lo spazio e il tempo che accolgono il momento della reazione. Ma anche solo ascoltando distrattamente “Fiori Dal Limbo” e le altre undici semplici canzoni che costituiscono la seconda fatica di Gianandrea Esposito si comprende come l’autore abbia approfondito accuratamente l’esplorazione di una dimensione così particolare da essere estesa a tutte le forme di reazione che gravitano, moltiplicandosi, nell’universo, o semplicemente all’interno di un corpo umano. Dal limbo, Verner emerge con una serie di doni impalpabili da condividere con chi ascolta: il cantautore campano e bolognese d’adozione racconta e diffonde le proprie esperienze tra potenziale e rammarico, accostando alla chitarra acustica semplici forme d’accompagnamento e strutture ritmiche dolci e ambiziose. L’unico dono tangibile è il CD fisico, confezionato in modo unico: sei copertine intercambiabili, che scorrono una dopo l’altra proprio come le esperienze e le visioni di Verner. Cartoline d’ispirazione dal limbo delle proiezioni dove si decide la vera essenza dei valori e delle decisioni che compongono un percorso a caso chiamato, da alcuni, vita. Voto: 6.5

Sound36 . 17 Nov 2014

Claudio Donatelli – http://www.sound36.com/verner-fiori-dal-limbo/

Verner, classe ’77, da sempre chitarrista e da una decina d’anni cantautore. Nel 2009 pubblica il suo primo album dal titolo Il Mio Vestito con il quale riceve buone recensioni e la possibilità di esibirsi live tra locali e festival. Il suo ritorno sulla scena musicale risale a pochi giorni fa con l’uscita di Fiori dal Limbo, il suo secondo cd, che si presenta in una versione veramente originale, una sorta di cofanetto con 6 cartoline/copertine dell’artista Mara Cerri.

Nel panorama della musica d’autore in Italia, ultimamente, succede proprio poco, per lo più si vivacchia sul lavoro di pochi e vecchi autori, mentre il nuovo fa fatica ad avanzare. Verner si è fatto le ossa nella scena alternativa bolognese, e si sente.

Le sue canzoni hanno strutture apparentemente semplici, forse meno pop del passato, le trame di chitarra vanno su e giù con i toni e le atmosfere costruite dagli strumenti acustici generano un caldo alito di vento. Molte sono le tracce che ci piacciono particolarmente, tra queste citiamo la title track Fiori Dal Limbo, dove l’acustica e l’elettrica vanno a braccetto, tra riff delicati ed energiche aperture melodiche si racconta del risveglio, come reazione all’immobilismo.

Cose Semplici ci regala un salto nel passato, un ritorno nei luoghi dell’infanzia e dove una corsa tra le stanze vuote davano un senso di libertà.

La ballata Giorno di Riposo come anche Inutili Verità hanno un grande potere espressivo, giocano con il folk inglese e alternano magistralmente momenti cupi a impennate melodiche.

Tutto il disco è stato suonato insieme a bravissimi compagni di viaggio quali: Simone Cavina alla batteria (Yuppie Flu) e Luca Nicolasi al basso.

Rockline /Giuliozine

Giulio Magliulo – http://www.rockline.it/recensione/verner/fiori-dal-limbo

Fiori dal Limbo, secondo album di Gianandrea Esposito in arte Verner, potrebbe essere un esempio per i tanti – troppi – che decidono di arricchire l’offerta cantautoriale del nostro paese con la p minuscola! A cominciare dal linguaggio che senza essere inutilmente ermetico o difficile rappresenta come meglio non poteva quel ‘limbo’ del titolo, cioè tutti quegli stati intermedi come il dormiveglia in cui la fase onirica è molto elevata, come i ricordi e le memorie, come tutto quello che sopravvive al tempo lineare. Come tutto quello che non si capisce o non si sa o non si ricorda se è già successo, sta succedendo o forse è già avvenuto. In Fiori Dal Limbo le canzoni spesso possono sembrare dialoghi sentimentali ma la sensazione è che questo bagaglio emozionale Gianandrea lo tiri fuori come espediente per un monologo con se stesso.

Il sapore dominante è quello della verità e la rinuncia al pop obbliga a qualche ascolto in più (ma non troppi, non temete) in grado di garantire quel piacere dell’attesa prima del viaggio, quella tensione positiva che anima l’eterno conflitto tra veglia e sonno, quella – a volte salvifica – sensazione di smarrimento che ci fa chiedere dove siamo e perché. E se tutto questo vi preparerà all’azione, ben venga. Solo da questo limbo sembra possibile cogliere dei fiori per regalarli innanzitutto a noi stessi, poi alle nostre controparti affettive ed infine ai nostri nemici senza nome.Ad annusarli sanno di dolcezza, invitano al riposo che riscatta dalla fatica del quotidiano con la sua ansia da prestazione, da performance continua. Ci fanno chiedere alla nostra gioia che fine abbia fatto in tutti questi anni. Ci permettono di dire che almeno per oggi non ci siamo per nessuno.E ritornando a quell’idea di rinuncia al pop: se essa significa lasciarsi prendere dall’incalzare di Cose Semplici, da quello di Terra Dei Miracoli o da quello di Con Le Migliori Intenzioni, allora in culo al pop. Voto: 7.0 –

Rockit – 18/11/2014

di Alice Sbroggiò – http://www.rockit.it/recensione/26548/verner-fiori-dal-limbo

Verner ritorna, e differenza del primo album, in “Fiori dal limbo” ha modificato il suo stile vestendo la mente di un approccio più filosofico. La fedele chitarra acustica è sempre presente, questa volta, però, contornata da particolari di elettronica, venature rock e, per finire, una spolverata di folk. Un cantautorato impegnato quello di Gianandrea Esposito (in arte, appunto, Verner) che in certi momenti ricorda il velo malinconico ed introspettivo di De Andrè.

Incuriosisce l’idea di creare, oltre alla copertina ufficiale del disco, anche altre copertine “alternative” recanti le diverse emozioni ed interpretazioni dell’autore mentre riascolta i 12 brani. Il limbo prima della reazione ad una situazione avversa e la quiete che precede il temporale (come definito dallo stesso Verner) sono il tema centrale dell’album. Infatti, l’idea di limbo è riprodotta anche nella copertina, che lascia in “sospeso” l’interpretazione dell’album per dare l’opportunità all’ascoltatore di scegliere lui stesso la copertina (e l’interpretazione) che preferisce.

Un lavoro certosino che merita davvero l’ascolto. Sarebbe bello in futuro sentire la voce di Verner con toni anche più incisivi e graffiati, avendone le potenzialità. E nel prossimo disco magari anche qualche brano alla “Almeno credo”, contenuto nel primo album di Verner che è più dinamico e meno riflessivo: c’è bisogno di sorridere oltre che di riflettere e Verner riuscirebbe sicuramente ad ottenere entrambe le cose con la classe e la sperimentazione musicale dal cuore acustico che lo contraddistinguono.

Ha diviso il palco con artisti come Niccolò Fabi, con cui condivide un’affinità di genere evidente. Ha buone carte da giocare e potrebbe essere pronto anche per un’esperienza sanremese.

IL BLOG DELL’ALLIGATORE20 novembre 2014

http://alligatore.blogspot.it/2014_11_01_archive.html

Parto dalla copertina del disco che in realtà non è la vera copertina del disco, ma sono le sei copertine del disco, tutte possibili e intercambiabili nella finestrella mobile dello splendido cartonato del nuovo album di Verner, tra poco in palude. La copertina ufficiale di Fiori dal limbo sarebbe la prima, quella con il leone, l’uomo e la luna, ma anche le altre lo potrebbero essere. Sono libere interpretazioni, con un taglio surreale (se togliete l’immagine, si vedono altri particolari spiazzanti), delle dodici canzoni in esso contenute. L’autrice è Mara Cerri, tra poco ne parleremo approfonditamente.

Fiori dal limbo è la seconda uscita di Verner, dopo il buon esordio Il mio vestito. Il cantautore campano che vive a Bologna, l’ha prodotto tramite l’indipendente La Pupilla Records, per le edizioni di ABuzzSupreme. Molti i nomi accanto alla sua dolce voce chitarra, gente come Simone Cavina alla batteria (Yuppie Flu e Junkfood, già miei graditi ospiti), Luca Nicolasi al basso, Bruno Germano al piano (Settlefish), che l’ha anche registrato al Vacuum Studio di Bologna. A Bologna il disco è stato pure missato (Giacomo Fiorenza) e masterizzato (Andrea Suriani), all’Alpha Dept. Insomma, il meglio della scena indipendente in Fiori dal limbo. Non potevo farmelo sfuggire.

Saltinaria – 10 Dicembre 2014 

Josè Leaci – www.saltinaria.it/cd-promo-demo/musica-recensioni/verner-fiori-dal-limbo-recensione-album.html

“Fiori dal limbo”: nessuno parla d’amore come il cantautore Verner.

Arriva Verner, uno dei miei talenti preferiti, un maestro della parola, una volta si diceva poeta, un cantautore che ti paralizza durante l’ascolto, noi con l’orecchio teso, gli occhi sgranati nel buio della macchina, aspettando un accordo che sbilancia in minore, un arpeggio assassino che ci pugnala il cuore, una frase che suggerisca nuove emozioni.

Arriva Verner ed io vorrei essere in grado di scrivere una recensione con le stesse parole che ha usato lui in questo suo ultimo lavoro: “Fiori dal limbo”, ma non sono capace. Perché Verner è criptico come un De Gregori degli anni d’oro e nella sua scrittura, pur apprezzando il senso, la valenza, la necessità delle frasi a effetto, non risparmia tonnellate di messaggi nascosti, di difficile decifrazione, forse di impossibile – univoco – intendimento. Tanto meglio per chi ascolta: fior di manuali suggeriscono che il “non detto” ha più potere del dichiarato perché il mistero è di per sé evocativo. Verner ha questo potere di richiamare immagini su immagini, l’abilità di farci sentire un argomento, e noi ci caschiamo: “Ecco! – pensiamo – Forse ci siamo…” e invece lui è già lontano.

Così la terra dei fuochi, la sua prima storia d’amore, il tempo vissuto attimo per attimo e senza rimpianti, un buon futuro vaticinato, la lotta vittoriosa contro i propri incubi, un’ingenua dichiarazione d’amore, il manuale per combattere l’ansia, la resa alla vita che avanza anche senza di noi, gli anni perduti e l’angoscia di scoprirsi imperfetti sono – forse – gli argomenti trattati magistralmente da Verner. Forse no. Nel dubbio mi tengo stretta la sua disarmante delicata dolcezza, il suo fanciullesco bisogno di euforia e la sua nevrotica cura per il tempo. “Cose semplici”, “Portami in giro” e “Giorno di riposo” diventano le gemme da estrarre dall’album e custodire con gelosa cura. Perché – forse – riassumono quello che ho detto e perché – certamente – nessuno parla d’amore come Verner. Voto: 8.2/10

Indie-Eye – dicembre 2014 – Stefano Bardetti

http://www.indie-eye.it/recensore/reviews/verner-fiori-dal-limbo-la-recensione.html | Indie-eye – REC

Splendido secondo album per Verner, Fiori dal Limbo

(…)  Il nesso con il cantautorato lieve ed acustico di Verner è chiarissimo, perchè “Fiori dal Limbo”, anche se le incursioni elettriche sono più presenti rispetto all’esordio, allarga lo spettro sonoro introducendo nuovi strumenti (violoncello, pianoforte, synth) che riescono a mantenere la chiarezza “acustica” del discorso narrativo. Sul piano compositivo Verner assimila la lezione della musica italiana dell’ultimo decennio con originalità e sopratutto semplicità, dote rarissima, e che a tratti ricorda la leggerezza del defilato Nino Bonocore, da cui desume il modo di raccontare le cose. Senza mezzi termini brani come Giorni di riposo, Inutili verità, Sono un temporale, Questa è la mia terra, sono piccoli capolavori, capaci di tradurre l’ispirazione che arriva da Nick Drake, senza imitarlo (anche questa, dote rarissima) e traducendo il tutto in una contagiosa malinconia italiana.

Shiver – 17 dicembre 2014 – Alessio Gallorini

http://www.shiverwebzine.com/2014/12/17/verner-fiori-dal-limbo-2014-la-pupilla-records/

Torna Gianandrea Esposito, in arte Verner, e lo fa con un secondo disco che, rispetto a “Il mio vestito”, sua opera prima, cerca di allontanarsi dallo stereotipo del chitarra-e-voce, infarcendo i brani di elettronica e venature rock, il tutto però con misura e gusto. Dei brani colpisce subito la qualità, il lavoro sui dettagli e sugli arrangiamenti, oltre che i testi, ispirati a questa idea che il “limbo” sia uno stato intermedio tra il sonno e la veglia: i 12 brani del disco sono un viaggio verso, appunto, il risveglio, un risveglio non così immediato nè facile. Quello che manca, forse, a questo disco è la voglia di osare in pieno: si percepisce un tentativo di staccarsi dal cantautorato, ma oltre ad episodi riflessivi e malinconici manca un guizzo che acceleri l’andatura di questo comunque ottimo lavoro.

Sicuramente nel proprio percorso Verner saprà attuare anche questa ulteriore evoluzione, come si denota già dalle atmosfere più ritmate di pezzi come “Non ci siamo per nessuno” (che ricorda un ispirato Mario Venuti) e della title track “Fiori dal limbo”, una filastrocca soffice e allo stesso tempo elettrica “à la Perturbazione“. In tutto questo Verner è bravo a non scadere nel banale con i pezzi più acustici, dove oltre alla chitarra compare il pianoforte, delicato e sognante ( nel brano finale “Questa è la mia terra”) o più inquieto in accompagnamento all’acustica (“Inutili verità”). Insomma siamo in presenza di un cantautore che ha qualcosa da dire e sa come farlo, inserendosi in un filone in cui il rischio di passare inosservato è più che elevato; invece Gianandrea, accompagnato in questo disco da alcuni fantastici musicisti, come Simone Cavina alla batteria (Yuppie Flu, Junkfood) e Luca Nicolasi al basso (Beatrice Antolini) dimostra come sia possibile creare un disco di valore, originale e di avere ancora del potenziale da sviluppare.

Ultima annotazione: la copertina del disco non è una sola, ma sono ben 6, intercambiabili, ovvero altrettante illustrazioni dell’artista Mara Cerri, ispiratele dall’ascolto de “I fiori del limbo”: perchè durante la fase di limbo ognuno è libero di sognare ad occhi semi-aperti ciò che vuole e arrivare dunque al risveglio con uno stato d’animo differente; così, anche l’ascolto di questo disco, ti dà ogni volta sensazioni diverse. Ma sempre piacevoli.

Il Mattino – 28-12-2014 – Federico Vacalebre
Verner Fiori dal limbo Il Mattino

Ondarock

Michele Saran – Dieci Piccoli Italiani – N. 39

Secondo lavoro per Gianandrea “Verner” Esposito, “Fiori dal Limbo”. Muzak italiota concepita e suonata con gran classe, che talvolta migliora il tardo Franco Battiato (“Tutti questi anni”, gli effetti elettronici e i ritmi da discoteca di “Cose semplici” e “Di noi due”, “Con le migliori intenzioni”), e talaltra espone sovratoni intellettuali alla Francesco Guccini (“Terra dei miracoli”, “Non ci siamo per nessuno”, “Portami in giro”), a sconfinare nei toni luminescenti della title track. La vera perla è però l’acustica e cameristica, Fabio Concato-esca “Giorno di riposo”. Seguito di “Il mio vestito” (2009); profluvio di musicisti e collaboratori – Simone Cavina alla batteria (Junkfood) e Luca Nicolasi al basso (Beatrice Antolini), più Giacomo Fiorenza (Colapesce), Mujura (Eugenio Bennato), Bruno Germano (Settlefish), Domenico Stanieri (Joycut) – dosato morbidamente. Voto: 5.0

IYEZINE – Francesco Cerisola— 24 dicembre 2014

http://www.iyezine.com/verner-fiori-dal-limbo
Passati ormai cinque anni dal ben accolto “Il Mio Vestito”, Verner (Gianandrea Esposito) ritorna per La Pupilla Records con Fiori Dal Limbo. Il nuovo lavoro, suonato insieme a un folto gruppo di musicisti (tra cui Simone Cavina, Luca Nicolasi, Bruno Germano, Mujura), oltre a comporsi di dodici piacevoli brani in equilibrio fra pop, cantautorato e folk, incuriosisce per il suo packaging non convenzionale (grazie a differenti tessere di cartoncino illustrate, l’ascoltatore ha la possibilità di scegliere da sé la copertina del disco stesso).
Il levigato sound della coinvolgente e intrigante Cose Semplici, partendo da leggere atmosfere elettroniche, intreccia con cura batteria, chitarre e voce, aprendo all’alternarsi di lieve tensione e timida tranquillità (con finale energico) di Terra Dei Miracoli e alle morbide aperture, tra chitarre ed elettronica a tenere il tempo, di Di Noi Due.
Il pacato muoversi di Fiori Dal Limbo, giocando con strofe pacate e ritornelli energici, accompagna fino alle note della fresca e senza redini Portami In Giro, mentre lo scorrere delicato e composto di Giorno Di Riposo introduce il più incalzante procedere, su toni spensierati e preoccupati allo stesso tempo, di Inutili Verità.
Non Ci Siamo Per Nessuno, invece, tra ritornelli orecchiabili ma non così immediati e ammiccanti, lascia che a seguire siano il discutere di basso, chitarre e batteria di Tutti Questi Anni e della successiva Con Le Migliori Intenzioni.
Il procedere su chitarra e voce di Solo Un Temporale, infine, tra sonorità leggere e distese, cede l’ultima parola al pacifico concludere di Questa E’ La Mia Terra.
Il nuovo disco di Verner, più riflessivo del precedente e maggiormente concentrato su sonorità folk/pop, scivola morbido su melodie piacevoli, testi mai scontati e arrangiamenti curati ma non ingombranti. Un buon lavoro che si lascia ascoltare svariate volte , ma che, per diventare anche fondamentale, deve ancora trovare quel particolare che lo renda riconoscibile fra Un buon lavoro che si lascia ascoltare svariate volte , ma che, per diventare anche fondamentale, deve ancora trovare quel particolare che lo renda riconoscibile fra mille.

ROCKSHOCK – Massimo Garofalo – 14/01/2014
Torna Gianandrea Esposito, aka Verner, col nuovo Fiori dal Limbo.
Con un certo cambiamento di stile rispetto all’esordio di qualche anno fa, Verner continua a pennare la sua chitarra acustica, ma stavolta fa intrufolare timidi suoni elettronici, accellerazioni rock e quell’indie-folk che va tanto di moda.
I testi sono curatissimi, forse a volte un po’ troppo elucubrativi, ma comunque sempre interessanti.
Per tracciare le coordinate musicali che tanto piacciono ai recensori, me compreso, siamo a metà strada tra il compianto Fabrizio De Andrè e il sottovalutato Niccolò Fabi.
Basta? Direi di sì. Fiori dal Limbo non solo s’ascolta con piacere, ma è uno di quei dischi che si lascia scoprire poco a poco, pur risultando godibile sin da subito data la sua felice vena pop.
Verner ha fatto un disco di rock-pop d’autore su cui andare sul sicuro.

Lost Highways – Davide Guarinihttp://www.losthighways.it/2015/01/19/fiori-dal-limbo-verner/

Dopo il bel successo di Il Mio Vestito, torna Verner con un nuovo lavoro intitolato Fiori Dal Limbo. Già dal titolo si riesce a comprendere il tema discusso in tutte le dodici tracce: il risveglio, inteso come reazione rispetto ad uno stato di attesa e immobilismo. Bello lo stile musicale, che varia leggermente rispetto al primo lavoro, in quanto, pur sempre cantautorale, si tinge di sonorità meno pop e con ritmiche più serrate e frenetiche. E’ bello anche assistere al coinvolgimento di altri strumenti in armonia con chitarra acustica e voce, peculiarità dell’artista campano. Intrecci di chitarre elettriche si presentano bene in Non Ci Siamo Per Nessuno e Fiori Dal Limbo; il pianoforte fa la sua bella apparizione in Inutili Verità e Questa E’ La Mia Terra, l’armonio indiano nella coinvolgente e orecchiabile Di Noi Due, il violoncello nelle corpose Con Le Migliori Intenzioni e Giorno Di Riposo, e da sottolinerare elettronica e synth nel primo brano dell’album Cose Semplici (sicuramente il più carico). Molto più vicina al primo disco è invece la bellissima Solo Un Temporale che mette in risalto l’originale stile di Verner.
Interessante anche il modo in cui si presenta il CD. L’originalissima veste è caratterizzata da una finestra con sei copertine intercambiabili illustrate da Mara Cerri. Le opere grafiche descrivono le impressioni che l’artista ha avuto nell’ascolto dell’album. E’ bello poter assistere ad incroci artistici così ben congeniati e riusciti che permettono di unificare la percezione sonora con quella visiva, e trovare un riscontro (e confronto) sugli stati d’animo indotti da un ascolto. Un utile modo per uscire dal limbo.

Nerds Attack – Il Giudice Talebano “italiano” #16 – Ottobre 2014
VERNER – ‘Fiori Dal Limbo’/La Pupilla Records-A Buzz Supreme
Voto: 6.5 – Ombroso

Equilibrium  – 3 dicembre 2014

– Tavola Calda. FIORI DAL LIMBO, OVVERO LE ALI SCELTE PER VOLARE. INTERVISTA A VERNER

La prendo larga: i compiti non piacciono a nessuno ma a volte capita di doverli svolgere anche se non si vorrebbe. I compiti dell’esistenza, poi, a volte sono fastidiosi. L’arte, in teoria, dovrebbe avere il compito di ampliare i limiti della coscienza. Questa frase è già stata pronunciata in diversi ambiti, ma credo sia utile farla diventare un mantra. I cantautori, nello specifico, hanno provato varie volte ad espandere la coscienza, parlando di realtà sociale o di realtà quotidiana, che dir si voglia, dando vita ad una delle forme d’arte più interessanti del secondo novecento. Vero.

Con il passare del tempo però il loro discorso si è attorcigliato nella tela della retorica e ha confuso il parlare del proprio ombelico con il condividere le proprie emozioni. Fortunatamente però si trova in giro ancora qualcuno che si pone l’obiettivo di opporsi a questa situazione, nei fatti, dando vita ad un’opera di grande impatto. E’ Gianandrea Verner Esposito, che non più di un mese fa ha pubblicato un album cantautorale di spessore: Fiori dal limbo (La Pupilla Records). Lirico, umano, caldo, acustico ed emotivo. Verner è riuscito ad impastare le proprie emozioni fondendole nello spazio d’aria che rimane tra il testo e la musica, originando canzoni in grado di contattare la pancia di chi si mette in ascolto. Sono canzoni che fanno da eco al suono del proprio stomaco e tentano di scalfire la zona grigia che si insinua nei rapporti interpersonali. Senza retorica, con profondità.

Stefano Sacchetti – Segue intervista a Verner: http://eqpress21.blogspot.it/2014/12/tavola-calda-fiori-dal-limbo-ovvero-le.html?spref=fb

Radio Fujiko

Intervista a Verner su Radio Fujiko – disponibile al seguente link: http://www.radiocittafujiko.it/musica/absolute-beginners-puntata-8

Radio Rai 1 – Music Club (intervista e live) – 08/05/2015

www.radio1.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-dca94519-9ac9-46b1-9725-e9b9f5869417.html

Radio Rai 3 – Sei Gradi (Verner in playlist con “Solo un temporale”)

http://www.radio3.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-ffbe8e58-96ae-468d-a00a-4c0216f6011c.html#

Radio Coop (11/05/2015)

http://www.radiocoop.it/?p=2235

 

RECENSIONI “IL MIO VESTITO”

Fuori Dal Mucchio (il Mucchio Selvaggio) – dicembre 2009
Questo ragazzo “ragiona”, e i suoi pensieri li ha scelti bene per mettere insieme le sue complicazioni, le sue ossessioni, i rimproveri della vita e della coscienza, le donne che ti vogliono cambiare e che arrivate a farlo tutto fanno finire. È questo il suo “vestito”, che si cambia di canzone in canzone, mai uguale dall’una all’altra, mai piatto. L’ascolto è sempre un movimento sinuoso che si fa strada tra le pieghe dell’anima. A cominciare da “Indifferente”, brano che apre il disco: si entra in un vortice emozionale che ti cattura subito. Lui che viene lasciato, cerca di rialzarsi, di riacquistare la sua libertà cambiando tutto da un momento all’altro ma lei ne è indifferente e quando il ragazzo se ne accorge ritrova i suoi limiti, le sue ferite e il dolore. “Lei”, un minuto e poco più tutti cantati con il fiato corto e asciutto, tutto voce e chitarra acustica in una cantilena romantica che ti si stringe il cuore. Verner, il cui vero nome è Gianandrea Esposito, ha origini napoletane ed è bolognese d’adozione; questo è il suo debutto dopo anni di studi del canto, della chitarra classica e poi elettrica e un’importante esperienza da busker per l’Europa. Forse proprio quest’ultima gli ha procurato le stimolanti espressività di una voce che racconta vite che si toccano con mano e con le parole e le musiche. Canzoni che hanno un controllo quasi rassicurante. Il senso di liberazione che porta la sua scrittura compositiva è commovente e rende felici perché i suoi – come li chiama lui – “punti deboli” sono riconoscibili, condivisibili e anche un po’ nostri. Grazie Verner.
Francesca Ognibene – link

Indie-zone.it – Sonic Sushi Bar – Gennaio 2010
Obbiettivamente non amo questa musica. L’eccessivo lirismo di un certo tipo di cantautorato mi stanca e provoca in me lo stesso interesse del sapere quante ragazze si è portato a letto il Papi. Ma questa volta devo ricredermi. Una volta superato lo scontro con testi eccessivamente autoreferenziali e leggermente egocentrici, finalmente riesco a scindere la musica dalle parole e…sorpresa! 
La musica che riesce a creare Verner è qualcosa di estremamente inaspettato. Talvolta risulta essere un delicato tappeto di note dai colori tenui che accompagnano le parole, altre volte invece la musica prevale, esce dai confini, ma senza strafare. Nulla è eccessivo in queste musiche. Mai troppo pesanti e mai troppo stucchevoli, ti accompagnano dolcemente dall’inizio alla fine. 
Forse in fondo anche la critica ai testi è troppo soggettiva, dettata più da un gusto personale che da un gusto estetico. O forse no. Ai posteri l’ardua sentenza. Intanto io continuo ad ascoltare “Il mio vestito” e consiglio l’ascolto anche a voi
Paolo Campagnoli – link

BLOW UP – Numero 141 – Febbraio 2010 – pag. 92
“Il mio vestito comincia dai bottoni già caduti”. Gianandrea Esposito appartiene a quei parolieri che nello scrivere per sottrazione non dimenticano l’importanza della musicalità intrinseca delle parole, oltre a quella espressa dagli strumenti. Coscienzioso e sagace, molto italiano: merita l’ascolto.
Enrico Veronese

Recensione su Beat Bop A Lula – Febbraio 2010
Chitarrista e cantante eclettico Gianandrea Esposito, in arte Verner, ci propone un disco brillante, particolare che attraversa tre fasi durante l’ascolto dell’intero album segnalandoci che il cantautore è soggetto a trasformazioni senza lasciarci mai delusi. Una chitarra acustica ben arpeggiata e pizzicata già da Indifferente sembra buttare coriandoli di musica ben suonata sottolineando quanto sia importante o fondamentale una buona partenza di un disco.
Almeno credo è una canzone tra ironia e semplicità che piace per il desiderio di riascoltarla al ritmo appoggiato e viscerale che sprigiona il reggae. Il carattere del cantante di origini napoletane si indurisce e si manifesta nel quarto brano Il mio vestito per la presenza di suoni direttamente provenienti dal punk e dal rock. Questo brano è anche simbolo del passaggio tra pop e rock e ne siamo ancora più certi quando la quinta canzone Avvenire di carta ci prende con il suo ritmo come un tappeto volante e ci porta a spasso per il mondo musicale del nostro artista.
Apice dell’album si raggiunge in L’inverno con cambi di ritmo, toni più alti nella voce, l’aggiunta di tastiere che rendono il tutto una miscela pop di suoni ben equalizzati che mantengono le distanze tra loro senza calpestarsi. Mi vuoi penultima traccia del disco è quella che alza la percentuale di gradimento per orecchiabilità e che pone un giudizio definitivo ad un disco che alterna suoni rock e pop con una disinvoltura sorprendente rimanendo interessante anche in quelle situazioni più cantautoriali con la sola voce e chitarra, tra l’altro suonata molto bene. Un emergente tutto da seguire il nostro Verner ha le potenzialità per continuare a fare bene e a catturare sempre più attenzione.
Claudio Colombis – link


Recensione su Audiodrome – Febbraio 2010
Il vestito di Verner, citando la canzone che intitola il suo disco, “comincia dalle scarpe consumate”, come a voler mettere in luce la fatica, il sudore e il piacevole sacrificio che stanno dietro a questo esordio discografico. Si percepisce subito che il cantautore in questione, all’anagrafe Gianandrea Esposito, non è un novizio dell’ambiente musicale, sia tenendo conto dell’età anagrafica (trentadue anni, giovane ma non giovanissima) sia ponendo attenzione alla maturità e all’esperienza che trasudano i pezzi contenuti ne Il Mio Vestito. Non è un disco del tutto semplice, che arriva secco e diretto all’ascoltatore, ma un lavoro che necessita svariati ascolti per essere apprezzato appieno e per cogliere tutte le sfumature presenti nelle parole, nelle ritmiche spesso elaborate, nella voce e soprattutto in quelle trame strumentali apparentemente scarne, ma che poi si rivelano curate e studiate nel minimo dettaglio. Le sonorità acustiche sono quelle prevalenti, e già si può capire ascoltando quella “Indifferente” che apre il tutto con un incedere in levare unito ad un testo di stampo intimista, con un cantato che ricorda il Pino Daniele dei tempi migliori (i primi dischi), influenza che sembra segnare un po’ tutti i brani. Segue un pezzo sullo stesso stile, segnato però da un testo che denuncia ironicamente luoghi comuni e cliché sociali (Mamma mia, Padre Pio, ave Cesare e Maria/ Credo nella nostalgia e ai tempi d’oro andati via/ Credo nelle poppe a pera, Che Guevara, la bandiera…), il che denota una certa personalità nella scrittura. “Sceglimi” è uno degli episodi più introspettivi e scarni, con i soli arpeggi di chitarra acustica ad accompagnare la voce di Verner, con una schema che si ripete anche nelle ottime “La Parte Migliore” e “La speranza Di Cambiare”, quest’ultima segnata però anche dalla sovraincisione di una chitarra elettrica. La copertina del disco potrebbe essere una citazione (probabilmente anche involontaria) di “Viaggi E Intemperie” del grande Ivan Graziani, che è un’altra influenza musicale presente nelle canzoni del musicista campano. Echi di Graziani si sentono soprattutto nella già citata title-track e nell’episodio “L’Inverno”, tra i momenti più marcatamente pop-rock del lotto, che mostrano l’eclettismo del musicista nel sapersi orientare in differenti territori, e in questo caso pure nella produzione del suo lavoro; la produzione artistica e il missaggio sono, invece, di Giacomo Fiorenza e il mastering di Francesco Donatello (Giardini Di Mirò). Il Mio Vestito: un album realizzato come Dio comanda da ogni punto di vista, che si spera faccia un po’ parlare (positivamente) di sé. Se non accadrà, forse ci meritiamo davvero Biagio Antonacci.
Marco Renzi – link

Recensione su SentireAscoltare- Febbraio 2010
(…) Meno consueta è la proposta di Gianandrea Esposito in arte Verner, uno che si appiccica a certe musiche trasversali sospese tra “acusticherie” sudamericane e jazz, reggae mascherato da pop (Indifferente, Almeno credo) e melodie sghembe, chiaroscuri malinconici e leggerezza non superficiale. Nel suo Il mio vestito (6.9/10) affiorano altre tracce di scuola romana nonché una maturità sorprendente, chiaro segno di un percorso artistico consapevole e del consueto ottimo lavoro del producer Giacomo Fiorenza. (…)
Luca Barachetti, Stefano Solventi, Fabrizio Zampighi
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Recensione su Beat Magazine – Febbraio 2010
Verner altro non è se non il progetto solista di Gianandrea Esposito, chitarrista e cantante campano trapiantato a Bologna che giunge al suo debutto discografico dopo una lunga esperienza live che lo ha portato anche a girare l’Europa non solo sui palchi ma anche suonando nelle strade, come busker. La dozzina di tracce che compongono l’album delineano un complesso di tre atmosfere: una più raccolta e nuda, costruita sulla chitarra acustica e sulla voce; una più rock dove le rimiche si fanno più serrate, quella che regala i momenti migliori del disco; infine quella più pop, forse la meno riuscita fra le tre. Nel complesso un disco piuttosto scarno, ma che ha alcune buone idee da sviluppare.
A.L. – link

Recensione su Indie for Bunnies- Febbraio 2010
Una non breve gavetta separa il campano Gianandrea Esposito, in arte Verner, dal suo esordio “Il Mio Vestito”, ottimo disco cantautorale uscito lo scorso anno. Un disco che senza dubbio merita molte più attenzioni di quelle che gli sono state dedicate, nonostante non siano state poche. In bilico tra l’eclettismo del primissimo Pino Daniele e il grande Ivan Graziani, Verner mette su dodici curatissimi episodi che molto hanno da dire: dai testi a momenti intimisti e a tratti ironici, alle trame strumentali in gran parte acustiche, alle volte venate di elettricità. Spesso sorrette da ritmiche elaborate e arrangiamenti di grosso spessore, le canzoni colpiscono per la loro genuinità e per una certa forza pop riscontrabile, ad esempio, nella title – track o in un brano come “L’inverno”. Non è comunque un disco che mostra tutte le sue qualità nei primi passaggi nel lettore, ma basta qualche ascolto per rimanere affascinati dal talento di questo songwriter nostrano. Se Sanremo fosse una manifestazione seria, artisti come Verner sarebbero sul palco dell’Ariston. Ma il suo è un altro mondo, e forse quel ridicolo carrozzone non farebbe altro che snaturare la sua musica.
Marco Renzi – link

Intervista a Verner su Fuori Dal Mucchio (ilmucchio.it) – Febbraio 2010
Per leggere l’intervista vai al seguente link:
http://www.ilmucchio.it/fdm_content.php?sez=incontri&id_riv=73&id=345

Recensione su Rockerilla – Marzo 2010
Esisitono ancora i cantautori in Italia o sono una specie estinta? Fra i reality e i talent show siamo stati fagocitati dalla certezza che ci siano solo parole vuote in rima che compongono i versi… eppure… ogni tanto… dall’abisso.. qualcuno fa capolino. Proviamo a scoprire cosa si cela sotto “al vestito” di Verner. Chitarrista e cantante eclettico, Gianandrea Esposito, in arte Verner, propone un disco brillante, scaratterizzato dall’alternanza di più atmosfere: una più pop dove prevale il suono acustico e che vede l’ausilio di tastiere o vibrafono, una rock in cui le chitarre elettriche e ritmiche si fanno più incalzanti e infine la parte più cantautorale e intimista, suonata con chitarra acustica e voce. Un emergente su cui tenere gli occhi puntati.
Antonella Guerrera – Rockerilla n. 355 (15 marzo – 15 aprile)

Recensione su Italian Embassy – Marzo 2010
What do foreigners love about Italy? Art, food… but there is a thing they can’t reach or buy, a feeling that cannot be told. GianAndrea Esposito aka Verner has got this peculiar Italian touch in writing stylish songs without forgetting music composition: a bit slacker, a bit vintage folk, a lot Italian… Verner plays unplugged and electric guitars, and talks about love, politics, society, self awareness as his generations call to: but if you like Italian taste in music, don’t miss him!
E.V.  – link

Recensione su NerdsAttack- Luglio 2010
Disco di debutto del cantautore Gianandrea Esposito, in arte Verner, che registra dodici canzoni inedite. Parte bene non c’è che dire, i primi quattro brani inteneriscono non poco, malinconici ma anche allegri, con dei testi non scontati, costruiti attorno al suo falsetto e alla chitarra acustica, strumento portante del suo disco. ‘Almeno Credo’ è menefreghista e anarchica, ‘Il Mio Vestito’ è la sua umile, posata ma allegra biografia (“il mio vestito comincia dai bottoni caduti”) ed è anche il mio momento preferito. Scivola tra reggae, jazz, pop, cantautorato semplice (’L’inverno’) anche se non sempre riesce perà a coinvolgere l’ascolto. Qualche pezzo di troppo (forse) ma merita sicuramente una segnalazione. [***1/2]
Dante Natale – link

Recensione su Saltinaria.it- Luglio 2010



Verner. La voce calda e i pensieri difficili. Verner, la scoperta di un altro mondo, che però è anche il mio quindi impossibile non fare le orecchie da lupo, non mettersi accanto al fuoco del suo Cd ad ascoltare con attenzione quanto ha da dire.
Grande Verner, intimo, passionale, pop, rock, a metà tra il “finalmente!” e il “dov’eri, maledizione?” con quella voce che ruba sensazioni a Nino Bonocore e a Mario Lavezzi ma con una capacità di scrittura che stupisce, fa male e poi cura le ferite tanto è “claudio lolliana” ovvero: alta, ispirata, pregna di umanità e degna di ammirazione.
Lo ascolti e ti rifletti, ti specchi nei suoi quadri mentali, certe cose le ha scritte lui ma cavolo se ci stavi pensando tu, da un sacco di tempo. Lo ascolti e dici: questo sì che ha le visioni, questo sì che vede il mondo in una maniera sua e poi ce la sa pure raccontare. E magari con la chitarra esegue anche delle strutture intriganti come l’arpeggio in “Sceglimi”. Ha gusto Verner mentre sfalsetta come il grande Marco Parente in cerca di note acutissime e vaghe.
Ha gusto nel suonare, nel comporre brani indimenticabili come “Il mio vestito”, singolo dell’anno, almeno a casa mia, e non importa se mia moglie dice che siamo solo a luglio e che è meglio aspettare.
Io mi sbilancio adesso perché “Il mio vestito” è un biglietto da visita unico, fiammeggiante e solare. È la canzone da rubare, il testo da plagiare, ciò che ricorderemo per sempre di Verner a parte altre decine di idee meravigliose che affiorano dal mare di felici intuizioni, invenzioni del Cd in oggetto.
Caro Verner, continua pure a scrivere e a scriverti addosso. Uno come te non deve inseguire il successo. L’hai già trovato. È nella facilità, nell’immediatezza, nella concretezza del tuo comunicare.
“Il mio vestito” è un caleidoscopio delicato e personale, frutto della mente di un grande artista. È un frammento di anima. È un piacere averlo ascoltato e un onore averlo recensito
Scritto da Josè Leaci   
Voto: 8.5/10
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Recensione su Il Fatto Quotidiano – Rubrica Suoni – 25 novembre 2010
E’ possibile diventare indifferenti a ciò che ci circonda? Gianandrea Esposito, in arte Verner, ci prova nel suo primo cd “Il mio vestito” ma il risultato pare piuttosto quello di renderci ancora più sensibili. In “Indifferente” alza una barriera invisibile tra sé e tutto il resto, per poi accorgersi che in realtà tutto sembra indifferente a lui. Altrove prova a trovare fiducia: in “Almeno Credo” crede in qualsiasi cosa, nelle poppe a pera, nella bandiera, in Che Guevara, nella lotteria, ma solo perché a volte non sa che altro fare. E’ un cantautore sincero, che non teme di gurdarsi dentro anche a rischio di trovare qualcosa che non gli piace. I suoi testi indagano nell’animo umano alla ricerca di risposte non facili, o di domande senza risposte. Una chitarra acustica accompagna una voce dolce e intima, ma c’è dell’altro: le atmosfere confidenziali di alcuni brani si alternano a sonorità rock in cui le ritmiche diventano più pressanti sotto la spinta di tastiere e chitarre elettriche, che incombono. Il cd si rivela una gradevole scoperta in cui il percorso musicale è disegnato con delicata sensibilità.
Vera Risi – In versione cartacea e su http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/25/suoni-verner-un-vestito-da-indossare-e/78606/

Recensione su La Stampa – dicembre 2010
Indieweb – 18/12/2010 – Il mio vestito, in viaggio con Verner
Gianandrea Esposito è un giovane uomo che imbraccia la chitarra, indossa gli abiti di Verner e ci accompagna in un viaggio che sa di solitudini e riflessioni. Ballate più o meno ruvide, ma sempre dolci e senza urli inutili. Il mio vestito è il suo primo disco autoprodotto, nell’attesa che qualcuno si renda conto davvero del suo potenziale.
«La musica parte da canzoni scritte cantando e suonando la chitarra acustica, che poi prendono strade diverse. I dodici brani del disco alternano tre atmosfere. Una pop dove prevale il suono acustico e che vede l’ausilio di tastiere e vibrafono. Una rock in cui arrivano chitarre elettriche e e ritmiche più incalzanti. L’ultima è più cantautorale e intimistica».
C’è poco da dire, basterebbe una sola chitarra senza amplificazione per sostenere il corpo dei brani. Una voce leggera ma al tempo stesso determinata. Il resto è un contorno curato, ma che non lascia mai la convinzione di essere indispensabile. Questo è un disco che corre via e sa trascinare. Quelli che ci si augura di avere quando la trasferta è di quelle lunghe.
Federico Genta – link

Recensione su Voce d’Italia (www.voceditalia.it) – dicembre 2010
Verner – Il mio vestito – Canzoni dall’incedere cantautorale, in un intrigante caleidoscopio di generi
Interessante progetto cantautorale, quello del napoletano Gianandrea Esposito, chitarrista e cantante, in arte Verner, all’esordio con il disco “Il mio Vestito” (Pupilla Records). Trattasi di un progetto di canzoni inedite in italiano, giocate in primis sull’aspetto cantautorale, tra testi di ironica denuncia di luoghi comuni e clichè sociali ed episodi di racconto più introspettivi.
Ne “Il mio Vestito” si lavora su due fronti: un’immediatezza che trasuda in taluni pezzi ed una maturità stilistica che invece emerge in altri brani, caratterizzati da una vena compositiva non banale e dalle ottime potenzialità. Certamente nel complesso il disco necessità di svariati ascolti per poter essere apprezzato nella sua integrità, cogliendo le numerose sfumature presenti, specialmente a livello strumentale, lasciando trapelare un’attenzione ai minimi dettagli.
Un vestito che di brano in brano non pare mai lo stesso ma muta, raccontato da una voce abbastanza convincente, seppur con qualche margine di miglioramento e da un sound decisamente interessante e ricco di spunti: dal pop rock della title track a innesti più classicheggianti, a momenti dalle tinte esotiche, ad altri ancora più intimisti. Insomma, un colorato caleidoscopio sonoro, una varietà stilistica che certamente dividerà gli ascoltatori tra coloro i quali ricercano un sound di fondo caratterizzante di un artista ed altri i quali preferiscono invece lasciarsi stupire dalla più imprevedibile varietà stilistica.
Le trame strumentali, apparentemente costruite su di un’ingenua semplicità, si rivelano invece colme di variegate sonorità e di personalità esecutiva, tra arpeggi di chitarra acustica, con l’ausilio di tastiere e vibrafono e ritmi più incalzanti e rockeggianti, creati utilizzando chitarre elettriche. Verner non sembra volersi spingere nella complessità fine a sè stessa, cercando piuttosto una sorta di intrigante equilibrio. Ottima la produzione, valorizzata dalla supervisione artistica di Giacomo Fiorenza e la particolare veste grafica.
Per chi è alla ricerca di buon cantautorato e vuole lasciarsi sorprendere.
Daniele Orlandi – link

Isola che non c’era – maggio 2011
Gianandrea Esposito, in arte Verner, arriva da Bologna e porta avanti un progetto (per fortuna) difficilmente “etichettabile” viste le numerose influenze che si palesano nel suo primo disco in studio datato 2009. “Il mio vestito” è il titolo e sembra calzare a pennello per esprimere al meglio i testi spesso autobiografici. Le melodie e la cura degli arrangiamenti lo spingono verso territori pop, ma ad un ascolto più attento ecco che Verner costringe l’ascoltatore ad allargare gli orizzonti e gli spunti ritmici diventano tappeti sonori accattivanti che in simbiosi perfetta si uniscono alle parole. Molto attivo anche fuori dall’Italia, oltre che con chitarra e voce, spesso per le sue esibizioni si avvale della collaborazione di Lorenzo Lucci al basso e Salvatore Nobile alla batteria/percussioni.
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